Tuesday, January 26, 2010

Wild Rose (Ye Mei Gui, Sun Yu, 1932): traduzione e introduzione

Scrivo questo post giusto per avvisare la disponibilità di un'altra mia traduzione; si tratta di un super-raro film di Sun Yu.

Qui i sottotitoli (o qui). Ho anche allegato un file leggimi con collegamenti per reperire prima possibile il film.

Sun Yu è stato un vero maestro del cinema, un artista indubbiamente neoterico e deve essere riscoperto. Facendo un sunto cronologico:
il suo primo film è datato 1928 prodotto dalla Minxin, ma il primo reperibile è proprio questo Wild Rose, sua quarta opera. A differenza dei film successivi, Wild Rose è molto meno pregno di nazionalismo. Sun, infatti, predilige una visione più esistenziale: la ragazza di campagna indigente mantenuta dal padre pescivendolo e che nel frattempo gioca 'ai soldatini' nei prati. L'instabile situazione economica dei due viene esacerbata da un debito che non possono ripagare. A causa di ciò, nasce un alterco che provocherà conseguenze catastrofiche. Non vorrei rivelare nulla di più della bella trama di questo film, ma si può affermare che è da questo punto che nasce una delle nervature - una sorta di monomania - del cinema "suniano" (suona male...): la dicotomia tra rurale e cittadino, povero e sardanapalo. Probabilmente, il massimo in questo senso lo darà nel magnifico Daybreak (1933), film dedicato quasi totalmente al tema. Tra Wild Rose e Daybreak, ci passano comunque altri due film: Loving Blood of the Volcano e Little Toys. Il primo è il Sun più atipico, che si potrebbe definire come uno dei primi film d'azione del cinema. A conti fatti, resta comunque tra i meno riusciti. Little Toys, invece, è il capolavoro della carriera; attraverso un'apparente opera nazionalista, Sun fa trasparire una denuncia alla guerra mai vista. "Fa trasparire" anche in senso letterale, direi, dato che ricordo moltissimi giochi di sovrimpressioni e associazioni tra oggetti inanimati e reale conflitto. Protagonista la stella indiscussa del vecchio cinema cinese, Ruan Lingyu, attrice emerita e figura portante di molti altri classici cinesi, scomparsa a 25 anni a causa di un overdose.¹
È quindi il turno di Queen Of Sports (1934), abbastanza ignavo, l'unico Sun mediocre; mediocre non nella forma, s'intende. È in questo film (e nel successivo) che il nazionalismo velato e popolare di Sun diventa spinto ed ipertrofico; addirritura, qui vediamo una Lili Li (altra stella) che in poco tempo riesce a diventare un'improbabile campionessa di atletica, così nobilitando la Cina attraverso le vittorie sportive. In The Big Road (1935)², ultimo lungometraggio reperibile, riesce molto meglio a dosare gli elementi e ad ottenere un bilanciamento tra intimismo e nazionalismo. Da segnalare come minimo la sequenza in prigione e tutto il finale. L'ultimo Sun di cui si ha traccia è Rhapsody of a Madman (1937), corto facente parte del progetto Lianhua Symphony (Lian hua jiao xiang qu), in cui otto registi della compagnia Lianhua (la più rilevante dell'epoca) si impegnarono a produrre un'operetta per celebrare gli studi.

¹ Per approfondire la vita di Ruan, è necessario vedere Centre Stage (Yuen Ling-Yuk, Stanley Kwan, 1992).
² Molto tempo fa avevo anche tradotto The Big Road; qui i sottotitoli.

Wednesday, January 13, 2010

Apart From You (Kimi To Wakarete, Naruse Mikio, 1933)

Un'anziana geisha, oramai prossima al ritiro, ha il compito, come madre, di sostenere il figlio ancora giovinetto. Quest'ultimo, però, prova molta vergogna riguardo il mestiere della madre, a tal punto da odiarla (almeno, parzialmente); nascono così spesso dei diverbi che porteranno a conseguenze quasi fatali. Il summentovato ragazzo, stufo del proprio focolare, decide di passare molto tempo per la strada, aggregandosi a bande di sciocchi teppistelli. Si incrocia, con questa prima vicenda, la storia di una ragazza, giovane e graziosa geisha amica della madre, che tenta di allontanare il ragazzo da cattive compagnie, e che nel frattempo deve risolvere un problema all'interno della prorpia famiglia: essendo le finanze molto esigue, i genitori vorrebbero far entrare nel mondo della prostituzione anche la figlia più piccola. Mitsuko vuole impedirlo, ovviamente.

Da poco reperibile, questo Naruse presenta una trama piuttosto intricata, ed è già un Naruse senz'altro compiuto. È uno degli ultimi film muti del maestro ed uno degli ultimi girati per la Shochiku. Il regista nipponico utilizzava già metodi di regia innovativi per l'epoca e poco consoni al volere degli studi; in Apart From You, come in Each Night I Dream (1933), fa molto uso di veloci carrellate per andare a zoomare sui volti degli attori, dopodiché, a volte, la sequenza può culminare con un rapido vis-a-vis. Notevole in Apart From You, anche l'uso di sovrimpressioni quando Mitsuko rammemora la sua famiglia e il focolare domestico. Fu per questi motivi 'tecnici' ed altri relativi ai contenuti dei suoi film, che Mikio, recalcitrante di carattere, abbandonò la Shochiku e iniziò a lavorare per la Photo-Chemical Laboratories (la futura Toho, celeberrima). Se adesso ciò può apparire incredibile, si pensi ai guai (quanti lacci e stecchi, direbbe Petrarca) causati dagli studios e dai critici ai danni di registi come M. Ophuls e Lubitsch (specialmente a causa di Angelo del 1937): la camera doveva essere invisibile e filmare, mentre alcuni registi furono pionieri nel filmare in movimento, filmare il movimento. Tornando al film, se ne apprezza quindi il lato tecnico e le scelte di copione, ma in alcune sezioni c'è sicuramente una tendenza eccessiva a (melo)drammatizzare le situazioni - sul finale, gli occhi rugiadosi dei due giovani ed altre sequenze costituiscono un bell'esempio. In generale, prova superata, comunque.

Monday, January 11, 2010

The Human Bullet (Nikudan, Okamoto Kihachi, 1968)

Durante la seconda guerra mondiale, ad un soldato giapponese (ottimo, l'attore) viene dato un incarico: lanciarsi contro una nave americana... da dentro un missile!! Da qui, il titolo "il proiettile umano". Il film si ramifica in diverse direzioni e copre scenari molto differenti: in principio, si parte proprio con un insensato (in quel momento) monologo del proiettile umano; successivamente, si va a ritroso assistendo a curiosi dialoghi col superiore, ad un giorno di permesso (l'unico per il povero soldato), giorno in cui ha il desiderio di andare in un bordello, dove poi incontrerà persino l'amore (transitorio) della vita. È questa la parte migliore di Nikudan, sia riguardo il fattore tecnico che la sceneggiatura. La regia è sperimentale, inizialmente molto nuberu bagu, con inquadrature oblique, dal basso, dove il montaggio diviene parte fondamentale della narrazione. Ad esempio, un dialogo tra il protagonista e il superiore si interrompe, ed in un fotogramma si assiste ad una mano che fa ripartire un grammofono; dopodiché il dialogo ricomincia, come se stessimo ascoltando una registrazione (e non è parzialmente così, del resto?). I villaggi desolati, le città fantasma continuano ad esercitare fascino e provocare dolore allo stesso tempo, non ci sono nemmeno coperte e cuscini nei bordelli - sono stati bruciati! Okamoto, maestro e da giovane allievo di Naruse, narra l'intera vicenda ironicamente e a mo' di commedia - e non deve essere stato per nulla facile trattandosi di tali argomenti -facendo ricorso spesso ad accostamenti anche figurativi da entomologo (uomini=animali) (probabilmente influenzato da Imamura, esperto e in un certo senso 'demiurgo' del genere); nei personaggi è possibile riconoscere tratti beckettiani, voluti o meno dal regista. La seconda parte del film (prolisso sicuramente, questo Nikudan) è molto meno convincente: dopo aver lasciato il villaggio, in pratica, si svolge quasi tutto nel deserto, dove sono mirabili un paio di episodi allegorici, mentre se ne segnalano altri piuttosto assurdi e pleonastici. E finita la guerra... naturalmente la beffa finale. La voce narrante è quella inconfondibile di Nakadai T.

DONNE DIETRO LA MACCHINA DA PRESA: Rassegna a Roma

12 GENNAIO - 16 MARZO

all'Istituto Giapponese di Cultura (Via Antonio Gramsci, 74 - 00197, Roma)


Attrici, sceneggiatrici, registe, ma prima di tutto donne. La rassegna presenta 10 film che fotografano paesaggi interiori e esteriori, storie vissute in prima o terza persona, raccontate con lo sguardo attento dell’occhio femminile, sempre pronto a penetrare nel cuore delle cose e nel vissuto delle persone. Il viaggio nel cinema delle donne inizia con Kinuyo Tanaka, prima regista nella storia del cinema giapponese, per proseguire con le opere della documentarista Sumiko Haneda, della pluripremiata Naomi Kawase fino ai recenti lavori di giovani talenti della regia come
Naoko Ogigami, Nami Iguchi, e Setsuko Shibuichi, autrice di un interessante film di animazione incentrato sulla seconda guerra mondiale.

CALENDARIO PROIEZIONI (film in versione originale giapponese con sottotitoli in inglese o italiano)

Nota: l'ora d'inizio delle singole proiezioni non è riportata sul sito, ma a giudicare dalle prime date sul calendario, inizieranno tutti alle 19:00, orario classico dell'istituto.

Domani ci sarò assolutamente, i film della Tanaka, dei quali ho letto ottime cose, finalmente visi(ona)bili.

MARTEDÌ 12 GENNAIO
Love Letters (1953, 98’) di Kinuyo Tanaka

MARTEDÌ 19 GENNAIO
Kamome Diner (2005, 102’) di Naoko Ogigami

MARTEDÌ 26 GENNAIO
Megane (2007, 106’) di Naoko Ogigami

MARTEDÌ 2 FEBBRAIO
The Cat Leaves Home (2004, 94’) di Nami Iguchi

MARTEDÌ 9 FEBBRAIO
The Far Road (1977, 110’) di Sachiko Hidari

MARTEDÌ 16 FEBBRAIO
The Cherry Tree with Gray Blossoms (1976, 42’)
di Sumiko Haneda

MARTEDÌ 23 FEBBRAIO
Embracing (1992, 40’) di Naomi Kawase
Katatsumori (1994, 40’) di Naomi Kawase

MARTEDÌ 9 MARZO
The Glass Rabbit (2005, 84’) di Setsuko Shibuichi

MARTEDÌ 16 MARZO
Eternal Breasts (1955, 110’) di Kinuyo Tanaka

Monday, December 14, 2009

Accident (Yi Ngoi, Cheang Pou-Soi, 2009)

Louis Koo (nel film Ho Kwok-fai, in codice "Brain"), è un sicario professionista che organizza, o meglio simula, incidenti per liberarsi del malcapitato di turno, sia esso boss mafioso od onesto cittadino. Brain è a capo di una banda formata da Michelle Ye, Stanley Fung (Uncle) e l'immancabile Lam Suet (Fatty). I membri, seppur esperti e caratterizzati da una sorta di atarassia, sono incredibilmente terrorizzati dalla casualità degli eventi, fattore che nel loro 'mestiere' è assai rilevante; ciò li conduce in uno stato di perpetua tensione che sarà poi causa di eventi decisivi.
Sin dalla prima sequenza, Cheang mostra con raro talento la sua prospettiva, la sua composizione del quadro sempre caratterizzato da mirabile urbanità. Accident non è altro che un'indagine ultra recherchée riguardo l'ambigua questione del fatalismo contrapposta a quella del 'tutto è (pre)stabilito'. In questo caso specifico, è un incidente (la morte di un amico) a far sorgere ponderosi dubbi nell'animo di Brain, che inizia a sospettare di qualsiasi cosa. A differenza di altre opere simili sul tema (quelle del produttore To, Coppola, etc.), l'ultimo Cheang si caratterizza per una ancor più marcata analisi dell'ossessione per "l'evento imprevedibile", di conseguenza per una caducità, instabilità del quotidiano, come accadeva in Tokyo Sonata. Impeccabile in questo senso Fung Yuen Man, direttore della fotografia, che soffonde la città ed i loft di luci flebili ed antri bui.
Resta, a volte, una sensazione di lieve insoddisfazione, laddove sarebbe servita una maggiore introspezione e più dialoghi, ma complessivamente Accident resta una prova per nulla dozzinale.

Monday, November 16, 2009

Eaux D'artifice (Kenneth Anger, 1953, 12')

Part I


Part II

Wednesday, October 28, 2009

What Made Her Do It? (Nani Ga Kanojo O So Saseta Ka, Suzuki Shigeyoshi, 1930)



Sumiko è ancora una bambina analfabeta quando viene mandata da un suo zio con una lettera e qualche banconota. Il padre di Sumiko si è suicidato e nel testamento esprime il desiderio che sua figlia venga accolta e cresciuta da suo fratello. Questo apprendiamo dalle lettera. La famiglia, con molti figli e poverissima, non esita a prendere il denaro, ma invece di educare la bambina, la vende ad un circo dove Sumiko fa presto la conoscenza di Akimitsu, un giovane di cui s'invaghisce. È solo il primo dei tanti viaggi della nostra Sumiko, costretta in séguito ad andare di casa in casa per un impiego o per un altro, spesso licenziata per i motivi più futili. Passano gli anni, e Sumiko rincontra per caso Akimitsu (che anni prima era stato rapito, si presume). La giovane coppia, ora unita, può così affrontare ciò che la vita gli offrirà - non molto -.
Ampiamente sconosciuto, What Made Her Do It? all'epoca era ritenuto un caposaldo del "cinema proletario", dopodiché se ne persero le tracce fino ai primi anni '90, quando furono ritrovati dei rulli negli archivi Gosfilmofond, in Russia. Inutile dirlo, mancavano delle sequenze (di inizio e fine). Si fecero delle ricerche sulle sceneggiature e, nel 1998, finalmente viene restaurato (del 2007 il DVD); per sostituire le parti perdute, si pensò di inserire nuovi cartelli e frasi dei dialoghi originali ritrovati.
Nonostante tutto ciò, il lavoro di restauro risulta eccellente ed il film, pur soffrendo dei frammenti mancanti, è tutt'altro che prescindibile: Suzuki utilizza la storia di un'indigente per attraversare l'inizio del secolo XX giapponese; economia, società, religione sono tutti punti adiacenti che il regista unisce con un solo filo conduttore, lasciando trasparire i suoi pensieri a riguardo, sebbene a volte sia presente una certa semplicità e trivialità eccessiva nelle scelte dei protagonisti (il suicidio, ad esempio). La regia è spaventosamente dinamica per i tempi: carrellate rapide (alcune in corsa), sovrapposizioni mercuriali, e non mancano elementi innovativi: si assiste persino ad una fascinosa carrellata simile a quella finale di Professione: Reporter, ma il movimento invece che in avanti, è nel senso opposto (ed è possibile intravedere nel vetro il regista).
Sicuramente, sarebbe stato magnifico vedere i minuti finali e decisivi - una parte del segmento religioso - che dallo script ricostruito sono a dir poco omerici, con una possanza ed eloquenza tale da riportare sùbito alla mente Dreyer e Bergman. Chissà che non vengano alla luce negli anni futuri, che non riemergano dal rezzo. Nel frattempo meglio custodirlo gelosamente, questo film raro, anche se incompleto.

Thursday, October 15, 2009

Nuovo blog!

Da ieri è attivo un nuovo mio blog, aperto a tutti, pensato come spin-off di questo e focalizzato sui confronti tra varie edizioni DVD. L'ho chiamato Weathered Frames, sperando diventi ampio e utile tanto quanto DVDBeaver. Qui la presentazione.

Friday, October 9, 2009

Attenzione, attenzione!

In arrivo una retrospettiva dedicata al grande Ichikawa Kon, curata dall'Istituto Giapponese di Cultura! (Via Antonio Gramsci, 74 - 00197, Roma)

CALENDARIO PROIEZIONI

MARTEDÌ 13 OTTOBRE ORE 19.00
KOKORO 35mm 1955 122’

GIOVEDÌ 15 OTTOBRE ORE 19.00
NIHONBASHI 35mm 1956 111’

GIOVEDÌ 22 OTTOBRE ORE 19.00
PUNISHMENT ROOM 35mm 1956 96’

MARTEDÌ 27 OTTOBRE ORE 19.00
ODD OBSESSION 35mm 1959 107’

GIOVEDÌ 29 OTTOBRE ORE 19.00
THE HEIR 35mm 1960 105’

GIOVEDÌ 12 NOVEMBRE ORE 19.00
BEING TWO ISN’T EASY 35mm 1962 88’

GIOVEDÌ 19 NOVEMBRE ORE 19.00
THE HARP OF BURMA 16mm 1956 116’
Sott. in italiano

MARTEDÌ 24 NOVEMBRE ORE 19.00
ACTRESS 16mm 1987 130’
Sott. in italiano

GIOVEDÌ 26 NOVEMBRE ORE 19.00
FIRES ON THE PLAIN 16mm 1959 105’

MARTEDÌ 1 DICEMBRE ORE 19.00
YUKINOJO 35mm 1963 114’

GIOVEDÌ 3 DICEMBRE ORE 19.00
HAKAI (The Outcast) 35mm 1962 119’

GIOVEDÌ 10 DICEMBRE ORE 19.00
ALONE ACROSS THE PACIFIC 35mm 1963 97’

MARTEDÌ 15 DICEMBRE ORE 19.00
I AM A CAT 35mm 1975 116’

GIOVEDÌ 17 DICEMBRE ORE 19.00
THE MAKIOKA SISTERS 35mm 1983 140'

Thursday, July 30, 2009

Videogames: Ni no Kuni, The Another World

Prosegue la collaborazione tra Studio Ghibli e Level-5, ed ho appena letto (con ritardo) dei primi video. Sembra sia in sviluppo solo per Nintendo DS, ma chissà, spero vivamente lo propongano per altre console. Uscita prevista: novembre 2009.