Dopo un anno di faticosa attesa, tra premi e riconoscimenti vari, esce in DVD e Blu-Ray, in UK grazie alla gloriosa Eureka, l'ultima opera dell'adorato Kiyoshi-san.
Ammetto che anche Dan ne ordinerà una - magari più di una - splendida copia
sbrillucicosa di questo nuovo film "fantascientifico" e sociologico.
Tokyo Sonata, sebbene non sia il risultato più riuscito dell'autore, è sicuramente quello in cui sono più evidenti le tematiche che Kiyoshi mette in scena da una vita, come sono più evidenti pur anco i meccanismi tramite i quali le tesi artistiche vengono
di-mostrate. L'opera kurosawiana più vicina a questa sonata di Tokyo è lo sconosciuto
Barren Illusions (1999) - questo titolo mi ricorda qualcosa - che sviluppa una trama ambientata nel 2010, se non ricordo male, anno in cui nubi tossiche e pòllini provocano malanni, scheletri vengono letteralmente a galla, e l'atmosfera apocalittica è percepibile quasi fisicamente.
Tokyo Sonata si sviluppa in un contesto simile: la struttura sociale è talmente fragile che un cambiamento, in questo caso una nuova assunzione di personale cinese e conseguente licenziamento del nostro protagonista giapponese, mutamento che è volutamente reso assurdo, come se accadesse sempre così, riesce a scatenare una serie di
eventi da distemprare l'esistenza (a tal punto che quasi si muore). Allora, l'
evento. Uno dei tratti più mirabili di Kurosawa è quello di aver sviluppato la fenomenologia dell'evento. Ponendo un unico paradigma, in
Kairo (2001) gli spettri, o
illusioni transitorie che siano, manifestano dei cambiamenti, rappresentano segnali che preconizzano un evento, etc. Ed in quel caso, gli spettri erano quasi entità fisiche che rientravano nel genere
horror, infatti. In
Tokyo Sonata, invece, questi ultimi si trasformano in puro fenomeno metafisico, ovvero anche i fantasmi spariscono; l'unico fenomeno che persiste è il nulla, ovvero un mondo dove domina soltanto l'assurdo. E quell'assurdo, l'evento, volente o nolente interessa l'individuo. È l'atto estremo del pensiero sociologico ed esistenzialista di Kurosawa. Ma lui è davvero così fatalista e rassegnato? Certo che no! Kiyoshi spera sempre in un nuovo punto zero, quello da cui la famiglia del film proverà a ricominciare da capo, ed è proprio quella sonata a dar vita ad un
nuovo evento.
La sonata del titolo è davvero Kai Inowaki a suonarla in una buonissima interpretazione; è la
Suite Bergamasque: Clair De Lune, tra le più belle composizioni del Debussy.
Allego un'ottima
intervista con Kiyoshi-san.