Monday, December 14, 2009

Accident (Yi Ngoi, Cheang Pou-Soi, 2009)

Louis Koo (nel film Ho Kwok-fai, in codice "Brain"), è un sicario professionista che organizza, o meglio simula, incidenti per liberarsi del malcapitato di turno, sia esso boss mafioso od onesto cittadino. Brain è a capo di una banda formata da Michelle Ye, Stanley Fung (Uncle) e l'immancabile Lam Suet (Fatty). I membri, seppur esperti e caratterizzati da una sorta di atarassia, sono incredibilmente terrorizzati dalla casualità degli eventi, fattore che nel loro 'mestiere' è assai rilevante; ciò li conduce in uno stato di perpetua tensione che sarà poi causa di eventi decisivi.
Sin dalla prima sequenza, Cheang mostra con raro talento la sua prospettiva, la sua composizione del quadro sempre caratterizzato da mirabile urbanità. Accident non è altro che un'indagine ultra recherchée riguardo l'ambigua questione del fatalismo contrapposta a quella del 'tutto è (pre)stabilito'. In questo caso specifico, è un incidente (la morte di un amico) a far sorgere ponderosi dubbi nell'animo di Brain, che inizia a sospettare di qualsiasi cosa. A differenza di altre opere simili sul tema (quelle del produttore To, Coppola, etc.), l'ultimo Cheang si caratterizza per una ancor più marcata analisi dell'ossessione per "l'evento imprevedibile", di conseguenza per una caducità, instabilità del quotidiano, come accadeva in Tokyo Sonata. Impeccabile in questo senso Fung Yuen Man, direttore della fotografia, che soffonde la città ed i loft di luci flebili ed antri bui.
Resta, a volte, una sensazione di lieve insoddisfazione, laddove sarebbe servita una maggiore introspezione e più dialoghi, ma complessivamente Accident resta una prova per nulla dozzinale.

Monday, November 16, 2009

Eaux D'artifice (Kenneth Anger, 1953, 12')

Part I


Part II

Wednesday, October 28, 2009

What Made Her Do It? (Nani Ga Kanojo O So Saseta Ka, Suzuki Shigeyoshi, 1930)



Sumiko è ancora una bambina analfabeta quando viene mandata da un suo zio con una lettera e qualche banconota. Il padre di Sumiko si è suicidato e nel testamento esprime il desiderio che sua figlia venga accolta e cresciuta da suo fratello. Questo apprendiamo dalle lettera. La famiglia, con molti figli e poverissima, non esita a prendere il denaro, ma invece di educare la bambina, la vende ad un circo dove Sumiko fa presto la conoscenza di Akimitsu, un giovane di cui s'invaghisce. È solo il primo dei tanti viaggi della nostra Sumiko, costretta in séguito ad andare di casa in casa per un impiego o per un altro, spesso licenziata per i motivi più futili. Passano gli anni, e Sumiko rincontra per caso Akimitsu (che anni prima era stato rapito, si presume). La giovane coppia, ora unita, può così affrontare ciò che la vita gli offrirà - non molto -.
Ampiamente sconosciuto, What Made Her Do It? all'epoca era ritenuto un caposaldo del "cinema proletario", dopodiché se ne persero le tracce fino ai primi anni '90, quando furono ritrovati dei rulli negli archivi Gosfilmofond, in Russia. Inutile dirlo, mancavano delle sequenze (di inizio e fine). Si fecero delle ricerche sulle sceneggiature e, nel 1998, finalmente viene restaurato (del 2007 il DVD); per sostituire le parti perdute, si pensò di inserire nuovi cartelli e frasi dei dialoghi originali ritrovati.
Nonostante tutto ciò, il lavoro di restauro risulta eccellente ed il film, pur soffrendo dei frammenti mancanti, è tutt'altro che prescindibile: Suzuki utilizza la storia di un'indigente per attraversare l'inizio del secolo XX giapponese; economia, società, religione sono tutti punti adiacenti che il regista unisce con un solo filo conduttore, lasciando trasparire i suoi pensieri a riguardo, sebbene a volte sia presente una certa semplicità e trivialità eccessiva nelle scelte dei protagonisti (il suicidio, ad esempio). La regia è spaventosamente dinamica per i tempi: carrellate rapide (alcune in corsa), sovrapposizioni mercuriali, e non mancano elementi innovativi: si assiste persino ad una fascinosa carrellata simile a quella finale di Professione: Reporter, ma il movimento invece che in avanti, è nel senso opposto (ed è possibile intravedere nel vetro il regista).
Sicuramente, sarebbe stato magnifico vedere i minuti finali e decisivi - una parte del segmento religioso - che dallo script ricostruito sono a dir poco omerici, con una possanza ed eloquenza tale da riportare sùbito alla mente Dreyer e Bergman. Chissà che non vengano alla luce negli anni futuri, che non riemergano dal rezzo. Nel frattempo meglio custodirlo gelosamente, questo film raro, anche se incompleto.

Thursday, October 15, 2009

Nuovo blog!

Da ieri è attivo un nuovo mio blog, aperto a tutti, pensato come spin-off di questo e focalizzato sui confronti tra varie edizioni DVD. L'ho chiamato Weathered Frames, sperando diventi ampio e utile tanto quanto DVDBeaver. Qui la presentazione.

Friday, October 9, 2009

Attenzione, attenzione!

In arrivo una retrospettiva dedicata al grande Ichikawa Kon, curata dall'Istituto Giapponese di Cultura! (Via Antonio Gramsci, 74 - 00197, Roma)

CALENDARIO PROIEZIONI

MARTEDÌ 13 OTTOBRE ORE 19.00
KOKORO 35mm 1955 122’

GIOVEDÌ 15 OTTOBRE ORE 19.00
NIHONBASHI 35mm 1956 111’

GIOVEDÌ 22 OTTOBRE ORE 19.00
PUNISHMENT ROOM 35mm 1956 96’

MARTEDÌ 27 OTTOBRE ORE 19.00
ODD OBSESSION 35mm 1959 107’

GIOVEDÌ 29 OTTOBRE ORE 19.00
THE HEIR 35mm 1960 105’

GIOVEDÌ 12 NOVEMBRE ORE 19.00
BEING TWO ISN’T EASY 35mm 1962 88’

GIOVEDÌ 19 NOVEMBRE ORE 19.00
THE HARP OF BURMA 16mm 1956 116’
Sott. in italiano

MARTEDÌ 24 NOVEMBRE ORE 19.00
ACTRESS 16mm 1987 130’
Sott. in italiano

GIOVEDÌ 26 NOVEMBRE ORE 19.00
FIRES ON THE PLAIN 16mm 1959 105’

MARTEDÌ 1 DICEMBRE ORE 19.00
YUKINOJO 35mm 1963 114’

GIOVEDÌ 3 DICEMBRE ORE 19.00
HAKAI (The Outcast) 35mm 1962 119’

GIOVEDÌ 10 DICEMBRE ORE 19.00
ALONE ACROSS THE PACIFIC 35mm 1963 97’

MARTEDÌ 15 DICEMBRE ORE 19.00
I AM A CAT 35mm 1975 116’

GIOVEDÌ 17 DICEMBRE ORE 19.00
THE MAKIOKA SISTERS 35mm 1983 140'

Thursday, July 30, 2009

Videogames: Ni no Kuni, The Another World

Prosegue la collaborazione tra Studio Ghibli e Level-5, ed ho appena letto (con ritardo) dei primi video. Sembra sia in sviluppo solo per Nintendo DS, ma chissà, spero vivamente lo propongano per altre console. Uscita prevista: novembre 2009.

Wednesday, July 22, 2009

Recensioni in immagini

Perché, a volte, le parole non rendono giustizia. Allora, a volte catturo alcuni fotogrammi che mi piace chiamare "istanti eterni", frammenti significativi velocissimi e transeunti che riflettono, riassumono le più fascinose sfumature dell'opera; microsecondi, ma impressi su pellicola, che paradossalmente vengono conservati finché la memoria fisica lo permette.

Shaking Tokyo (Bong Joon-Ho, corto tratto da Tokyo!, 2008)

























Moe No Suzaku (Kawase Naomi, 1997)













































Wednesday, July 15, 2009

Ame Agaru (Koizumi Takashi, 1999)

Non ho tempo per scriverne come si dovrebbe, ma ho appena finito di tradurre i subt. di questo film, per cui voglio annunciarlo.
Un chanbara abbastanza famoso in alcuni Paesi, soprattutto perché la sceneggiatura è di Kurosawa Akira. Ed il film è proprio a lui dedicato (Koizumi collaborò con Kurosawa negli ultimi lavori). Film di samurai che va ad inserirsi nell'ultima, splendida onda di chanbara, assieme alla trilogia yamadiana¹ e When The Last Sword Is Drawn (tradotto a suo tempo), ovvero quella nuova sfumatura del genere che vede sempre protagonista un ronin² all'insegna dell'onore, della correttezza. Chanbara simili se ne facevano anche allora, senonché quelli degli ultimi anni assumono una liricità e crepuscolarità maggiore e rinnovata.
Ame Agaru, paradosso antitetico che significa Quando sale la pioggia, riprende da Kurosawa la sconvolgente carica umana, la scrittura semplice, netta, efficace. Koizumi inserisce un sentimentalismo che a volte è di troppo, ma che infine dona al film una sensazione claustrale, come quella provata dai due protagonisti nell'ultima sequenza: "Sembra che accresca la nostra
forza interiore".

Sottotitoli.
Importante: leggere la nota allegata.

¹ Trilogia composta da tre capolavori: The Twilight Samurai (2002), The Hidden Blade (2004), Love and Honor (2006). Solo il primo è giunto qui in DVD.
² Un ronin era un samurai che non dipendeva più da un maestro superiore; ciò accadeva, a volte, perché il maestro veniva ucciso in battaglia o fuggiva, altre volte perché il maestro stesso non riponeva più fiducia nel samurai, per cui lo esiliava.

Wednesday, July 1, 2009

Karl Malden (22 March 1912 - 1 July 2009)

Il blog sta diventando un obituario, ma non posso non ricordare uno dei pilastri della vecchia scuola americana. Un uomo che mi è mancato per decenni.
http://qgeek.files.wordpress.com/2008/07/malden.jpg

Recentemente avevo scritto di Baby Doll, film nel quale sfodera una performance perlopiù comica, ma che sa trasformarsi in collerica, come nella sequenza indimenticata della cena - l'atto più teatrale del film -.
Parte marginale nell'unico, misconosciuto western di Edwards, Wild Rovers (1971), generale in Patton (1970); ancora capo di un'associazione - se ricordo bene - nel russelliano di spionaggio Billion Dollar Brain (1967), ancora western con Nevada Smith (1966).
E poi il 1962: il 1962 bisognerebbe tenerlo bene a mente, sempre. In quell'anno, Malden recitò in due capolavori - capolavori - di Frankenheimer: Birdman of Alcatraz e All Fall Down (il capolavoro USA più dimenticato della storia, ricordo).
Ad inizio carriera, c'è uno dei noir più influenti del '47, Kiss Of Death; tre anni dopo c'è un altro noir, a conti fatti il film-cardine di Preminger, Where The Sidewalk Ends; nel 1953 il bressoniano I Confess di Hitchcock e per finire i tre Kazan: A Streetcar Named Desire, On The Waterfront e Baby Doll, da cui ero partito per questa disordinata ne-cro(no)logia appassionata.

Wednesday, June 24, 2009

06/22/2009: Tokyo Sonata (Kurosawa Kiyoshi, 2008)

Dopo un anno di faticosa attesa, tra premi e riconoscimenti vari, esce in DVD e Blu-Ray, in UK grazie alla gloriosa Eureka, l'ultima opera dell'adorato Kiyoshi-san.
Ammetto che anche Dan ne ordinerà una - magari più di una - splendida copia sbrillucicosa di questo nuovo film "fantascientifico" e sociologico. Tokyo Sonata, sebbene non sia il risultato più riuscito dell'autore, è sicuramente quello in cui sono più evidenti le tematiche che Kiyoshi mette in scena da una vita, come sono più evidenti pur anco i meccanismi tramite i quali le tesi artistiche vengono di-mostrate. L'opera kurosawiana più vicina a questa sonata di Tokyo è lo sconosciuto Barren Illusions (1999) - questo titolo mi ricorda qualcosa - che sviluppa una trama ambientata nel 2010, se non ricordo male, anno in cui nubi tossiche e pòllini provocano malanni, scheletri vengono letteralmente a galla, e l'atmosfera apocalittica è percepibile quasi fisicamente. Tokyo Sonata si sviluppa in un contesto simile: la struttura sociale è talmente fragile che un cambiamento, in questo caso una nuova assunzione di personale cinese e conseguente licenziamento del nostro protagonista giapponese, mutamento che è volutamente reso assurdo, come se accadesse sempre così, riesce a scatenare una serie di eventi da distemprare l'esistenza (a tal punto che quasi si muore). Allora, l'evento. Uno dei tratti più mirabili di Kurosawa è quello di aver sviluppato la fenomenologia dell'evento. Ponendo un unico paradigma, in Kairo (2001) gli spettri, o illusioni transitorie che siano, manifestano dei cambiamenti, rappresentano segnali che preconizzano un evento, etc. Ed in quel caso, gli spettri erano quasi entità fisiche che rientravano nel genere horror, infatti. In Tokyo Sonata, invece, questi ultimi si trasformano in puro fenomeno metafisico, ovvero anche i fantasmi spariscono; l'unico fenomeno che persiste è il nulla, ovvero un mondo dove domina soltanto l'assurdo. E quell'assurdo, l'evento, volente o nolente interessa l'individuo. È l'atto estremo del pensiero sociologico ed esistenzialista di Kurosawa. Ma lui è davvero così fatalista e rassegnato? Certo che no! Kiyoshi spera sempre in un nuovo punto zero, quello da cui la famiglia del film proverà a ricominciare da capo, ed è proprio quella sonata a dar vita ad un nuovo evento.

La sonata del titolo è davvero Kai Inowaki a suonarla in una buonissima interpretazione; è la Suite Bergamasque: Clair De Lune, tra le più belle composizioni del Debussy.

Allego un'ottima intervista con Kiyoshi-san.